© Paolo Falcucci
Elvira Mujčić
Elvira Mujčić è nata nel 1980 a Loznica sul confine tra Serbia e Bosnia per pura casualità mentre la madre era in viaggio, ha vissuto a Srebrenica fino al 1992 quando inizia la guerra in Bosnia Erzegovina e con la famiglia diventano profughi prima in Croazia e poi in Italia, dove si stabilisce definitivamente. Naturalizzata italiana, si è laureata in Lingue e Letterature straniere, oggi è scrittrice e traduttrice letteraria. L'esperienza della guerra, dello sradicamento, della disappartenenza e del funambolismo esistenziale tra culture e linguaggi caratterizza i romanzi di Mujčić, in particolare: La lingua di Ana (Infinito ed.,2012), Dieci prugne ai fascisti (Elliot, 2016), Consigli per essere un bravo immigrato (Elliot, 2019), Da grande voglio imitare Giano nella rivista "Sotto il Vulcano" e La buona condotta (Crocetti, 2023). Ha scelto di scrivere nella lingua italiana definendola un rifugio e riconoscendo nell’inevitabile lost in translation la possibilità di reinventarsi. Ha partecipato all’ultima edizione di Letterature: Festival Internazionale di Roma con il racconto Un luogo sicuro dedicato al trentennale del genocidio di Srebrenica. È una delle autrici del progetto italo-tedesco di antologia di racconti Zeitworte/Parole del tempo in uscita all’inizio del 2026 per Alphabeta edizioni.
Ha tradotto noti autori dell'ex Jugoslavia come Slavenka Drakulić, Faruk Šehić e Robert Perišić. Per Rai Radio3 conduce "Pagina3 Internazionale".Per la Scuola Holden è mentore nella traduzione per il progetto CELA (Connecting Emerging Literary Artists).
Il suo romanzo più recente è La stagione che non c'era (Guanda, 2025).
Rappresentata da Alessandra Mele
Bosnia (Buybook)