Il custode
Premio Costa Smeralda
Premio Lady Wilmar
Premio Hemingway
Premio Nazionale alla Carriera Città di Vigevano
«Mamma mi aveva avvertito, scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno».
Niccolò Ammaniti scrive il suo romanzo d’amore più pauroso, scavando nei desideri nascosti di un adolescente, Nilo Vasciaveo, che con la sua famiglia custodisce un segreto antico e letale.
In uno sperduto borgo della Sicilia, in una striscia di case gettate alla rinfusa su una grande spiaggia, vive la famiglia Vasciaveo. Il tredicenne Nilo, la madre Agata e la zia Rosi. Ufficialmente si occupano di lavorare e rivendere marmo, ma è solo una copertura. I Vasciaveo sono da secoli, anzi da millenni, i custodi di qualcosa di indicibile. L’arrivo in paese di Arianna – giovane donna bella e alla deriva – e della figlia Saskia rompe gli equilibri che tengono in piedi le loro esistenze. Essere custodi della cosa nel bagno equivale anche a esserne prigionieri. Un sacrificio che Nilo, dopo aver conosciuto l’amore, non potrà più sopportare.
A questo link è disponibile il booktrailer.
«È come se Ammaniti avesse spostato il baricentro dal realismo sporco degli anni Novanta a una dimensione più simbolica, senza però rinunciare alla concretezza dei corpi, delle pulsioni.» — Cristina Taglietti, La Lettura
"Un mito moderno che confonde vittime e carnefici e potrebbe essere partorito dalla fantasia di Stephen King o da un mitografo del nuovo millennio."
— Robinson
«Il suo più pauroso romanzo d'amore in cui ci porta anche e in modo sorprendente alle origini della mitologia greca» — Mauretta Capuano, Il Centro
«È un capolavoro. Una favola gotica immersa nella salsedine siciliana. Letteralmente, una meraviglia.» — Annalisa Cuzzocrea
«Uno degli autori italiani più appartati e affidabili che ci siano. Non mancano le critiche agli eccessi della contemporaneità, ma c'è anche qualcosa di nuovo: uno sguardo più profondo e amoroso sul mondo femminile» — Daria Bignardi, Vanity Fair
«Ammaniti è un mago degli incipit, della mossa d'apertura che dà il senso a tutto ciò che segue in quella partita a scacchi che è un romanzo.» — Domani
«Ammaniti restituisce tra orchi e mostri (tutti umani), una tenerezza inossidabile, quella dell'infanzia che guarda al mondo con uno stupore capace di resistere al male.»— Giacomo Giossi, Il Foglio
"Tra mostri umani, Ammaniti conserva un’incrollabile tenerezza — quel senso di meraviglia che permette all’infanzia di resistere al male."
— Il Mattino
«Il custode è una favola nera che Niccolò Ammaniti narra seguendo la traccia segnata da René Girard quando spiega che l'affermazione del mito d'origine scaturirebbe da un sacrificio iniziale assunto nella sua ritualità come evento fondativo. Nilo va a minacciare la rottura delle norme ordinative a cui si attiene il gruppo: non sa che il rito serve soltanto a placare e ingannare le forze malefiche, senza sconfiggerle perché esse ‘provengono dalla comunità stessa’. Così il mito perde la portata cognitiva di penetrare la realtà, magari per cambiarne le regole, e si consolida a trattenerla nei suoi vincoli immodificabili»
— Il Mattino
«Ammaniti è stato capace di traversare questi trent’anni senza lasciarsi corrompere, né corrodere. E la sua scrittura continua a essere un meccanismo ideale che alterna grande lirismo a crudo realismo. Con "Il custode" ci mostra d'essere ancora qui, vici " no a noi. Torcia elettrica alla mano, la pun I ta sugli angoli bui della nostra coscienza e : ci fa vedere che pure nel fango può nascondersi un pezzetto di magia. O, quantomeno, un motivo per continuare.»
— L'Espresso
«Per Ammaniti la realtà non è la realtà, ma qualcosa che si è visto su uno schermo. Per questo nei suoi libri le cose avvengono in modo rapido, scorrevole, iperbolico, ora apertamente, ora latentemente comico: come in un fumetto, in un videogioco o appunto in un film). Se funziona, è anche perché per molti lettori questa vacanza dal realismo risulta riposante all'ombra degli archetipi e degli stereotipi.»
— Tuttolibri
«Tornando a un protagonista ragazzino, Ammaniti ribadisce un pensiero in cui ha sempre creduto: no, non bisogna diventare adulti per forza, o meglio, diventarlo non è una virtù. Di più: il momento di passaggio (oltrepassare la porta del bagno, scendere nel fosso) non è definitivo: questa l'invenzione.»
— Corriere della Sera
Data di pubblicazione: 05.03.2026
Editore: Einaudi Stile Libero
Numero di pagine: 176
Paese: Italia
Albania: Botimet Dudaj
Croazia: Vorto Palabra
Francia: Gallimard
Germania: Eisele Verlag
Macedonia: Antolog Books
Paesi Bassi: Lebowski
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